Visualizzazione post con etichetta Mie poesie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mie poesie. Mostra tutti i post

giovedì 21 marzo 2013

La Vita.

di Pasquale Leggiero.

La vita è come un treno.
Un treno viene e ti lascia,
un treno viene e ti prende.
Ti scarica su un binario,
poi torna all’incontrario e ti riprende.
Questo treno ti lascia,
nella stazione vita terrena.
Torna per riprenderti e
portarti nella stazione vita celeste.
Nessuno sa questo treno,
di che categoria è,
ma esso ci sarà per tutti.

Ognuno spera che il proprio sia un regionale.

Io frequento la scuola.



di Pasquale Leggiero

Io frequento la scuola, mai sono stato bocciato.
Nemmeno quest’anno è accaduto,
cosa faccio? Scappo via di casa,
si scappo e vado a divertirmi o aiuto i miei che fanno sacrifici per me?
L’idea sarebbe: entrambe le cose.
Io frequento la scuola,
questo giugno, per la prima volta, il mio nome era scritto in rosso.

Cosa faccio? Affronto i miei,

anche se sò sarà dura, ma una punizione la merito.
Io frequento la scuola,
quest’anno non per la prima volta, a settembre, ripeterò la classe.
Cosa faccio? Affronto i miei,
anche se sò che saranno botte da orbi.
Ma settembre ritornerà e io mi rialzerò dimostrando di:
essere il migliore dei migliori.
Io frequento la scuola,
per l’ennesima volta ai scrutini è scritto:
non ammesso,
cosa faccio? Affronto i miei.
Gli faccio capire che non sempre quel che si fa è tutto.
Gli spiego che ho tanta voglia di cambiare,
chiudere un capitolo e aprirne un altro.
Com’è strana la vita, le cose vanno bene e si scappa,
vanno male e si affrontano.
L’importante è avere la volontà di cambiare e cambiare in meglio.
Perché nella vita, qualsiasi cosa si faccia si è promossi o respinti,
anche i grandi professori affrontano le loro bocciature.




























Io ti guardo, tu invecchi ma corri sempre.

                                     
Per quella scala che, da bambino credevo segreta tra noi, ti guardo.
Mi metto sulla tua spalla e ti guardo.
Poggio i miei piedi su la tua testa e t’osservo.
Sei vecchio, ma corri come se avessi quindici anni.
Sei appesantito da tanti mali, tante cattiverie e tutto sopporti,
ti hanno conosciuto i miei antenati, ti conosco io, ma tu rimani sempre tale.
Quando corri porti via tante cose:
alcune belle da mai dimenticare,
altre da migliorare,
altre che era meglio se non fossero mai esistite.
Tu vuoi portare tutto in fondo al mare.
Io invece t’indico quali si e quali no.
Quelle no ti dico quali rimanere cosi come sono e quali migliorare.
Alla fine sono tutte storie che tu raccogli e porti via.
Mi spiace per quello che trascini via, ma mi consola che cose nuove porterai.
Ecco perché non invecchi mai Volturno mio.
                       
                                              Pasquale Leggiero.                                                                                                                                                                                    

Feste Natalizie.

di Pasquale Leggiero.
Il 24 dicembre ho mangiato,
il mio stomaco era strapieno.
Tanto pesce e verdura avanzato.
Il 25 dicembre, Natale,
ho inaugurato un nuovo vestito,
un nuovo cappotto
e un nuovo paia di scarpe.
Ciò che era precedente l’ho gettato,
a mio avviso non serviva più.
A pranzo ho stramangiato,
sulla mia tavola vi era
dall’antipasto al dolce.
Ho rinunciato o ridotto qualche pietanza,
per mangiare il successivo piatto,
qualcosa è avanzato nel piatto,
qualcos’altro nella pentola.
Oh! quanto mangiare superfluo,
il giorno dopo e il successivo,
il cibo del 24 e del 25 l'ho dato in pasto ai cani.
Oppure peggio ancora ho deciso che
neanche per loro era buono e
nella spazzatura l’ho depositato.
Sono stato uno sprecone e non ho
pensato che altrove quel cibo era prezioso.
Non ho dato peso ai miei panni passati di moda,
per la mia superficialità.
Caro Gesù bambino Natale di nuovo verrà,
fa che io impari qualcosa di buono,
e che alla porta accanto mi accorga che c’è la carestia.
Caro Gesù bambino da oggi fa che nel mio cuore sia sempre Natale.
Senza sprechi inutili e disponibile verso i miei fratelli,
caro Gesù bambino, insegnami a essere umile,
solo cosi nel mio cuore sarà sempre Natale.



Da un Angelo in cielo

di Pasquale Leggiero.

Presi il treno del percorso:
cielo - terra.
Ma mentre giungevo m'accorsi di aver sbagliato.
Tanti inquinamenti,
tante cattiverie;
no! la terra non era per me.
Appena sceso da un treno attesi l'altro del ritorno,
vi salii sopra e a ciel ritornai.
A quanti mi hanno conosciuto dico solo che:
vi aspetto in un mondo migliore.
Ciao da un Angelo in cielo.

Cancello Arnone, GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

  Cancello Arnone. Gentili lettori  ogni tanto amo scrivere poesie, fatte tra fantasie e realtà. Questa volta è stata quella  su l’unità d’Italia, io condivido si l’unità d’Italia ma no i centocinquant’anni attribuitigli, e dal mio cuore ne è uscita la poesia sotto riportata. Non l’ho pubblicata prima, per non dare l’impressione dell’ostruzionismo. Auguro buona lettura a tutti.                                                 
Articolo e poesia del 21\03\2011

                                                Piove su l’Italia
Piove,
piove su l’Italia.
Guardo l’acqua cadere giù
e sembra come sempre.
D’improvviso mi s’illumina la mente,
siamo al diciassette marzo.
Dal capo dello stato,
al capo del comune celebrano i centocinquant’anni dell’Italia.
Piove,
piove su l’Italia.
Che pioggia poi sarà?
Ci stiamo tutti ricordando che Vittorio Emanuele fu re d’Italia.
E pure l’Italia dovrebbe sorridere,
allora perché piangi mia bella Italia?
Uno sguardo al mobile chiamato libreria,
scorgo il libro di storia, l’apro e rileggo gli eventi storici.
Da qui la risposta al perché piove,
piove su l’Italia.
Sono lacrime di unmilionequattrocentomila occhi,
piangono i dimenticati cavalieri di Vittorio Veneto,
aggiungiamoci le spose, i genitori, i figli e i congiunti,
ecco perché si ha una pioggia su l’Italia.
Italia non piangere, forse sarò l’unico pazzo a dirti che non hai 150 anni,
cosa ci possiamo fare se la maggior parte degli italiani ti pensano vecchia?
Cavalieri, anzi signori cavalieri, io son sicuro che le vostre glorie non saranno dimenticate,
ma i potenti di oggi godono il loro quarto d’ora di trionfo.
Il tricolore, il Piave, non vanno dimenticati, ma li vogliono solo rimpicciolire.
Cavalieri, cavalieri, voi non foste solo del Veneto,
 ma la nostra impetuosità questo ci fa pensar.
Voi che partiste da tutto lo stivale e andaste a ricomporre la nostra amata Patria.
Io dico grazie ai vostri padri, ma un encomio, lo do anche a voi,
non importa se mi diran pazzo o altro,
ma il mio cuore non batte per centocinquant’anni.
Forse anch’io piangerò e la gente guardandomi mi dirà:
piove,
piove su l’Italia. 
                                                                   Pasquale Leggiero.






Italia, Italia e sempre Italia.

Quante emozioni mi hai regalato,
quante delusioni.
Spesso ho giurato di non seguirti più, ma poi eccomi dietro di te.
Questa la tua storia nel pallone:
1982 vedevo macchine correre all’impazzata, con bandiere e striscioni.
Mi dicevano: L’Italia ha vinto, ma non capivo cosa.
1986 speravo in un tuo bis e provare l’emozione che mai avevo capito.
Quanti anni ho dovuto aspettare!
2010 speravo in un bis per capire la doppia emozione,
purtroppo però questo bis non è arrivato.
Chi sarà tuo successore campione del mondo?
Nessuno lo dice, ma solo il buon Dio lo sa.
Chiunque sarà Italia mia, spero che sia sportiva.
Nella rabbia ho giurato di non guardarti mai più, ma sta tranquilla che se domani rigiocherai io sarò di nuovo a guardarti.
Il colpevole di tutto ciò è Marcello? No Italia, una squadra non si chiama solo Lippi.
A domani Italia mia, quando spero che giocherai meglio o sarai più fortunata.
A un dì nuovo, ricordandoci che il gioco è gioco.
Ti lascio con la penna, con le parole ma l’essere affezionato a te mi vieta di farlo con il cuore e nonostante tutto ti dico:
Grazie Italia.